lunedì 20 aprile 2009

Intervento introduttivo al convegno Trasformazioni dello Stato e della società: deriva autoritaria e mobilitazione reazionaria

L'odierno convegno è il risultato e la continuazione del lavoro iniziato lo scorso anno con il convegno di Sesto S. Giovanni “Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico”. Quel convegno era nato dall'esigenza di mettere assieme le forze per dare una risposta più efficace a quello che dalla sua istituzione è diventato l'appuntamento più importante, istituzionalizzato, della campagna di criminalizzazione della resistenza, in particolare di quella comunista, e di riabilitazione di fascismo e fascisti, la c.d. Giornata del Ricordo del 10 febbraio. L'intento era quello di riuscire a superare il carattere locale della miriade di iniziative di contrasto a questa campagna messe in atto negli anni precedenti da organismi di varia natura, unendo le forze per dare respiro più ampio alla risposta. E di unire militanza e ricerca per dare alla risposta un carattere più forte, più documentato e con una base più solida. Il risultato è andato al di la di ogni previsione. Il convegno è riuscito ad assumere valenza nazionale ed è stato un successo, sia per quanto riguarda la qualità delle relazioni, che la partecipazione del pubblico. Tutto questo superando l’aperta ostilità di chi non voleva che l’iniziativa avesse luogo, ma anche gli ostacoli frapposti da opportunisti della sinistra istituzionale.
Il convegno ha fatto emergere quanto, di fronte allo svilupparsi di questa campagna di criminalizzazione della Resistenza e del movimento comunista e di riabilitazione del fascismo, fosse sentita l'esigenza, anche negli ambienti più militanti, di avere armi culturali e scientifiche per contrastarla con efficacia. E come in questo contesto fosse importante cercare di mettere in relazione tra loro i ricercatori che non si sono piegati alle interpretazioni storiografiche divenute ormai ufficiali e che spesso hanno svolto le loro ricerche in ambiti separati, per tentare di superare tale separatezza per arrivare a dei risultati complessivi. Come pure mettere in relazione chi si occupa scientificamente di ricerca, in particolare di quella storica, con la militanza, per dare utilità al lavoro di ricerca e armi culturali a chi milita. Il fatto che il volume sia andato esaurito nel giro di alcuni mesi e che abbia avuto un centinaio di presentazioni, da Trieste alla Calabria, non ha che confermato quanto sia stata giusta la decisione di tenere il convegno e quanto fortemente sia sentita l’esigenza di avere strumenti d’interpretazione del passato per poter agire nel presente.
Un ulteriore e forse più importante risultato è stato quello di aver rafforzato la collaborazione tra gli organismi promotori di quell’iniziativa, che ha portato alla nascita del Coordinamento nazionale contro il revisionismo storico per la verità. Una collaborazione nata allo scopo di contrastare una campagna particolare, ma che ha visto fin dall’inizio presente in tutti la consapevolezza che si trattava di una campagna che era parte di qualcosa di ben più ampio e complessivo. Del tentativo di instaurare una vera e propia egemonia culturale della borghesia, di creare un senso comune diffuso all’insegna dell’individualismo e nazionalismo più sciovinista. La storia e la storiografia in ciò assumono un ruolo di primo piano, diventando strumento di uso quotidiano da parte dell'apparato propagandistico-mediatico della borghesia. A ciò serve l'introduzione di categorie interpretative come il totalitarismo, con il quale si annullano le differenze sostanziali dei fenomeni storici per assumere come chiave interpretativa le presunte affinità formali-istituzionali. Viene così costruita una storia astratta, in cui a muovere le cose sarebbero le idee e le ideologie e in cui gli interessi di cui tali idee e ideologie - e regimi - sono espressione scompaiono del tutto. In tale contesto di svalutazione e messa sullo stesso piano di tutti i fenomeni storici si afferma una storia di individui, che da un lato porta alla rivalutazione del fascismo anche attraverso la scoperta dei lati positivi dei singoli fascisti. Mentre dall'altro si costruisce una storia di persone, singoli individui, staccati dalla massa e soprattutto dai movimenti di massa, creando così un racconto in cui si perde del tutto il senso dello sviluppo della storia umana ed il senso stesso – al di la delle vicende individuali – degli avvenimenti storici. Ma oltre a ciò la storiografia serve anche alla costruzione di una nuova storia della nazione, basata sul presupposto della nazione come unica comunità naturale, comunità organica, legata da missioni e destini comuni. Il “bene della nazione” diventa così l’unico metro di giudizio, mentre lo stato diventa il tutore e l’espressione degli interessi comuni ed indistinti della comunità nazionale. Tutto quanto non rientri in quest’ottica viene cancellato, emarginato e criminalizzato, oppure reinterpretato nel senso della costruzione della storia della nazione.
Con questa consapevolezza abbiamo deciso di continuare il nostro impegno per, come abbiamo scritto all'epoca del convegno di Sesto, riappropriarci della nostra storia, tutta intera, organizzando questo convegno in cui abbiamo allargato il campo d'indagine a diversi aspetti e temi, anche se non tutti certamente, del passato e del presente della società in cui viviamo, cercando di cogliere possibili continuità e differenze. Per creare un'occasione di confronto, di scambio di conoscenze, di approfondimento e dibattito, allo scopo di mettere ancora più fortemente in relazione ricerca e militanza, passato e presente. Per far si che la storiografia serva alla militanza e che la militanza possa arricchire la ricerca. E per creare una occasione per intessere contatti, legami e collaborazioni.
Crediamo che la risposte che abbiamo avuto alla nostra richiesta di collaborazione e partecipazione sia di per se un segno che abbiamo colto una esigenza che si dimostra ancora una volta fortemente sentita. E' ancora un'altro passo avanti nella direzione scelta, ma per farne di ulteriori bisogna che la collaborazione si allarghi e rafforzi. Il Coordinamento è aperto e questa vuole essere anche un occasione per procedere in questo senso.

venerdì 20 marzo 2009

CONVEGNO Trasformazioni e deriva reazionaria dello Stato e della società

Il 9 febbraio ‘08, a Sesto S. Giovanni (Mi), abbiamo tenuto il Convegno “Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico” di cui abbiamo pubblicato gli Atti: “Foibe: revisionismo di Stato e amnesie della Repubblica”.
L’obiettivo del Convegno era:
- informare e denunciare i crimini del nazi-fascismo e di coloro che oggi hanno interesse a dimenticare e far dimenticare;
- difendere la memoria di chi si oppose e combatté nazisti e fascismo;
- respingere qualsiasi tipo di falsificazione della storia, di denigrazione del movimento partigiano, di cancellazione di quel periodo straordinario che fu la Resistenza 1943-45.
I risultati dei due “avvenimenti” (Convegno e Atti) sono le numerose adesioni e l’alta partecipazione al Convegno, le 1.000 copie del libro esaurite, una seconda ristampa di 600 copie e le numerose iniziative di presentazione promosse in questi mesi.
La storicizzazione degli Atti, attraverso la loro pubblicazione ha - a nostro avviso - assunto uno specifico significato nell’attuale contesto caratterizzato da un progressivo processo di “fascistizzazione” dello Stato e della società e si è rivelata un buon strumento nell’azione di contrasto dell’egemonia ideologica, politica e culturale incentrata sul revisionismo storico.
Perché il revisionismo deforma, falsifica e cancella la storia?
Un primo motivo, di carattere generale, è perché le classi reazionarie hanno bisogno, per tutelare i propri interessi e mantenersi al potere, di falsificare ogni cosa, ingannare le masse, propagandare ogni genere di assurdità. Finché esisteranno le classi, la lotta contro ogni genere di falsificazione e di intossicazione sarà all’ordine del giorno. Le classi reazionarie (e decadenti) temono la verità perché è a loro sfavorevole.
Un secondo motivo, di carattere particolare, è riferito all’attacco alla Resistenza 1943-45 iniziato immediatamente dopo guerra. Due teorie tentarono, fin da allora, di farsi strada: una fu quella dei responsabili del fascismo che, per cancellare i loro tradimenti e le loro infamie, sostennero che bisognava dimenticare il passato, che non si doveva più parlare di fascismo e di Resistenza, che fascisti e antifascisti avevano avuto le stesse colpe e gli stessi meriti … ; l’altra fu quella di coloro che avversarono il fascismo ma che non mossero un dito per combatterlo. Costoro, oggi, tentano di creare la leggenda che gli italiani furono favorevoli alla Resistenza, che il movimento e le formazioni partigiane non vennero organizzate da nessuno, ma furono un fenomeno spontaneo.
Queste teorie si intrecciano e si condizionano reciprocamente. Ma è la seconda che legittima la prima. E’ la negazione dell’organizzazione, dei dirigenti, dei quadri, dei combattenti e la loro, successiva, denigrazione e criminalizzazione che opera un’azione nefasta contro le forze protagoniste della Resistenza, per dividerle, disperderle, normalizzarle … L’attacco alla Resistenza 1943-45 mostra oggi, ancor più di ieri, il connubio e la connivenza tra reazionari e revisionisti !
L’antifascismo ha il diritto (oltre al dovere) di opporsi a questa scellerata operazione ideologica, politica e culturale, contrastando ogni forma di revisionismo storico che offre il lasciapassare a vergognose proposte di legge come quella (ultima) di esponenti del PdL di istituire la legge 1360 su l’“Ordine del Tricolore” che vorrebbe riconoscere a fascisti e repubblichini, servi dei nazisti, onorificenze e vitalizi … in quanto combattenti e patrioti (!) alla stregua dei partigiani.
L’operazione di equiparazione partigiani e fascisti ha assunto, oggi, maggiore vigore e forza. Come la stessa teoria di “italiani brava gente” che nasconde (e falsifica) la verità. Infatti, il fascismo si macchiò di efferati e indicibili crimini contro le popolazioni civili nella fase del colonialismo e delle aggressioni ad altri popoli. I fascisti, dopo l’8 settembre ’43, si misero al servizio dei nazisti collaborando attivamente con i criminali nelle stragi e negli eccidi, impuniti per oltre 60 anni in nome delle “ragioni di Stato”.
Si assiste, addirittura, alla rivalutazione di personaggi come Licio Gelli, venerabile della loggia P2 (Propaganda 2), che nel programma di “Rinascita democratica”, auspicava uno Stato ed una società sempre più autoritaria, reazionaria e presidenzialista. Se andiamo a rileggere quel programma possiamo constatare quanta parte sia stata realizzata e quante parti siano andate oltre lo stesso programma. Basti pensare alle cosiddette riforme istituzionali e costituzionali, a quelle su scuola ed istruzione, pensioni, diritto di sciopero, precarietà e flessibilità della forza-lavoro, servizio militare, ecc.
Quel piano non poteva ancora prevedere una politica razzista come è stata esplicitata, dai vari governi succedutisi in questi anni, in quanto il fenomeno dell’immigrazione e la crisi generale (economica, politica, sociale e culturale) non erano così presenti ed emergenti. Ma a colmare il vuoto vi hanno pensato i governi di questi anni (e di questi mesi) con leggi, decreti, provvedimenti e proposte, che niente hanno da invidiare alle leggi razziali del 1938!
Attraverso una nuova forma di razzismo seminato quotidianamente nella società dai mass media e da leggi discriminatorie; attraverso la precarizzazione, la corporativizzazione e la frantumazione non più solo del lavoro, bensì della vita di milioni di persone.
E’ in corso una vera e propria campagna di mobilitazione reazionaria allo scopo di contrapporre l’uno contro l’altro: lavoratori, classi, categorie, ceti più deboli e immigrati. Dividi et impera con l’obiettivo di sostituire alla lotta di classe la lotta tra etnie e nazionalità !
In questo clima, bene, si inseriscono (e a tal fine vengono utilizzate) le scorribande dei gruppi neofascisti e della destra radicale per aggredire con il coltello e il fuoco immigrati, rom, i loro insediamenti e quanti sono schedati come “diversi”: dagli omosessuali ai giovani dei centri sociali, senza rinunciare a colpire compagni, antifascisti, giovani di sinistra, le loro sedi e ritrovi.
Come è avvenuto per il precedente Convegno del 9 febbraio 2008, si tratta di unire e combinare la politica con la storia: la militanza politica con la competenza storica. Cioè, costruire l’unità d’azione tra militanti politici e storici militanti. Altrettanto intendiamo fare in questo nuovo appuntamento.
Un Convegno che riproduca il lavoro collettivo ed organizzato, un’attività di denuncia e di controinformazione, di approfondimento, formazione ed orientamento, per contribuire a sviluppare gli indispensabili strumenti necessari a condurre la battaglia politica e la mobilitazione contro il revisionismo storico per la verità.

Un Convegno capace di ampliare l’orizzonte legando il vecchio al nuovo, il passato all’attualità. In sostanza, un lavoro complessivo e militante in difesa della nostra memoria storica e delle radici del nostro futuro.


PROGRAMMA CONVEGNO

18-19 aprile a Marina di Massa

Turimar Ostello Internazionale, via Bondano a Mare 4


SABATO 18 APRILE

ore 12.00: Saluti, comunicazioni e sistemazione
ore 13.00: Pranzo

ore 14.00: Relazione introduttiva del Comitato nazionale contro il revisionismo storico per la verità

ore 14.20: saluti dell’Anpi-Giovani di Massa

ore 14.30: “Il fascismo dallo squadrismo al ventennio” relatore Nicola Tranfaglia
ore 15.10: “Dal colonialismo liberale alle leggi razziali, ai decreti razzisti di oggi” relatrice Nicoletta Poidimani

Contributi:

ore 15.50: dell’Associazione Duumchatu dei lavoratori del Bangladesh
ore 16.10: del Comitato in Italia del JVP-SRI LANKA
ore 16.30: Pausa caffè
ore 16.50: “L'imperialismo italiano: tra sogni di potenza, fallimenti militari e retorica della ‘brava gente’” relatore Davide Conti
ore 17.30: “Controriforme istituzionali e costituzionali” relatore Andrea Catone

ore 18.10: “Lavoro: il neo-corporativismo nel conflitto tra capitale e forza-lavoro” a cura di Primomaggio (foglio per il collegamento tra lavoratori, precari, disoccupati)

ore 18.50: Dibattito

ore 20.00: cena

DOMENICA 19 APRILE

ore 9.30: “Revisionismo e mezzi di disinformazione” relatrice Alessandra Kersevan

ore10.10: contributo di ‘Militant’ di Roma

ore 10.30: contributo di Dante De Angelis, macchinista delle ferrovie e delegato Rls licenziato
10.50: “Scuola di Razza: gli anni del razzismo fascista e quelli delle classi ponte” relatore Gianluca Gabrielli
ore 11.30:”Destra radicale e neofascismo oggi” Stefano Bartolini

ore 12.10: contributo dell’Anpi-giovani di Massa

ore 12.20: Intervento del Comitato nazionale contro il revisionismo storico per la verità
ore 12.30-13.30: Dibattito e conclusioni

ore 13.45: pranzo


Coordinamento nazionale contro il revisionismo storico per la verità
Contro il razzismo, il fascismo, l’imperialismo